In un certo senso se ne sta parlando non poco sulla rete, e questo riguarda l’uso delle Apps (o dei programmi) in abbonamento. Molti sono sempre stati abituati infatti all’idea che un programma o un videogioco si paga una volta sola, ma l’orizzonte dell’informatica sembra stia lentamente cambiando verso una direzione diversa, ovvero quella che riguarda il versamento d’una quota mensile per poter continuare ad utilizzare il programma.

Le necessità che riguardano questo cambiamento sono multiple. Non sempre le multinazionali che prendono sotto controllo questo fattore seguono queste scelte per pura cattiveria: ogni volta che esce un edizione d’un qualsiasi gioco o programma, le vendite cadono in fretta dopo qualche tempo.

I costi per mantenere invece attivi questi programmi (Patch di sicurezza, eliminazione dei bugs) sono diventati più elevati, rendendo perciò necessaria una strategia per mantenere i tipici guadagni del software in maniera continuata.

Che cosa significa per noi per il futuro? Semplice: un giorno ci ritroveremo a pagare mensilmente ogni singolo software importante, in particolare quelli che riguardano i marchi e le aziende più note.

Esisteranno comunque alternative gratuite, ad esempio OpenOffice è difficile che seguirà la stessa strada, visto che è rimasto e rimarrà probabilmente per la maggior parte gratuito.

Verranno probabilmente istituiti dei “Bundle” (Windows Plus Office, oppure un Creative Suite con Photoshop, ect) che offrono comunque un’alternativa basata esclusivamente sul Web, nel mentre il programma principale va pagato con un abbonamento mensile o annuale.

La situazione non è però così cupa come sembra. E’ chiaro che per il momento, molti abbonamenti s’affidano su una meccanica di “Costa poco ora, pagandolo per un anno costa parecchio” ma sono spesso dedicati a servizi come Spotify o Netflix.

Il mercato, così come la logica che lo contiene, s’evolverà a tal punto da poter accontentare meglio le necessità degli utenti. Di certo l’ultima cosa che vogliono aziende come Microsoft o Adobe è perdere buona parte della propria utenza.

Per il momento, il consiglio che possiamo dare è: iscrivetevi solo se è necessario. Per certi servizi, ovviamente, lo è: come si può guardare altrimenti l’ultima serie esclusiva di Netflix?

Ma per i programmi, la faccenda è piuttosto malleabile. Spotify, ad esempio, permette di scaricare le musiche ascoltate al suo interno per sentirle anche offline. Ma chiaramente esistono tante altre piattaforme e molti altri mezzi per ottenere lo stesso risultato.